"Fase due", il governo ripartirà dalle liberalizzazioni mancate?

Inchiesta sine ira ac studio sulle farmacie ancora troppo poco europee e la frenata di Monti sui taxi (ma tocca anche ai comuni domare la corporazione). Le inchieste del Foglio sulle liberalizzazioni mancate, che Monti ha indicato tra le prossime azioni del governo dicendosi pronto ad accogliere i "suggerimenti su settori delicati".
23 DIC 11
Ultimo aggiornamento: 18:18 | 5 AGO 20
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“Ora dobbiamo avviare una fase organica e ben meditata di riforme, delle quali abbiamo messo i semi in questo decreto ma che vanno sviluppate con coraggio e sistematicità”, ha detto ieri il presidente del Consiglio, Mario Monti, nel suo intervento al Senato prima del voto definitivo sulla manovra. E tra le prossime azioni del governo, Monti ha indicato esplicitamente le liberalizzazioni, dicendosi pronto ad accogliere i “suggerimenti” “su settori delicati come quello delle farmacie”. La manovra “salva Italia” infatti, almeno in linea teorica, apre a interventi sulla distribuzione farmaceutica, ampliando – nelle intenzioni – le “lenzuolate” di Pier Luigi Bersani. La liberalizzazione di Bersani, giudicata dai critici insufficiente ma avversata dai farmacisti, consentiva l’apertura di spazi al di fuori della cosiddetta “pianta organica” (le parafarmacie) abilitati alla vendita dei farmaci da banco, cioè quelli non rimborsabili dal Sistema sanitario nazionale (Ssn) e vendibili senza ricetta medica; restava obbligatoria la presenza di un farmacista laureato. In più, veniva garantita la “libertà di sconto”. [continua a leggere]
E’ di due giorni fa la notizia che a Parigi nasce la prima flotta di taxi gratis, che si finanzieranno solo con la pubblicità. Intanto in Italia però continua il dibattito sulla liberalizzazione di un servizio che è rimasta lettera morta nel decreto salva Italia. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà (ex numero uno dell’Antitrust), ha detto che “le lobby non ci fermeranno, a gennaio riproporremo tutto”. L’idea di Catricalà è quella di una apposita authority, perché “non ci può essere una liberalizzazione immediata”. Intanto gli economisti ribadiscono il grado di chiusura del settore: secondo Alessandro De Nicola, presidente della Adam Smith Society ed editorialista del Sole 24 ore, i tassisti sono “la corporazione storicamente più potente in Italia tanto da far impallidire templari e massoneria”. Francesco Giavazzi, che non ha mai smesso di chiedere una maggior apertura del mercato italiano (anche) nei servizi pubblici locali, lo ha ribadito anche nelle famose “dieci proposte” all’allora premier Silvio Berlusconi il 24 ottobre; il prof. bocconiano d’altronde è una specie di nemico pubblico per i tassisti, che – si narra – fanno caroselli intorno alla sua abitazione milanese suonando i clacson in maniera vagamente minatoria. [continua a leggere]